Qualche giorno fa mi è capitato di rimettere mano al buon vecchio NES e di farci una partita, purtroppo breve perché l'unico televisore vecchio che ho ancora in casa è in cucina su un mobile troppo piccolo quindi il povero sistema ha trovato posto solo su una sedia di fianco alla tv, il luogo ideale per friggerlo dato che non passa aria, una triste fine già toccata a un portatile e il possibile destino del mio nuovo tablet (Apple è furba a progettare il raffreddamento per dispersione dal dorso, parte che teoricamente dovrebbe essere coperta dalla cover ma io sono ragioniere non posso saperne).
Dicevo, ho ripreso in mano il NES dopo 8-9 anni, e ho "provato" i giochi, nel caso quei chip eterni con cui facevano le cartucce avessero deciso di andare nel paradiso dell'hardware.
E mi sono divertita parecchio.
Seppur per pochi minuti e da sola, ai tempi ci giocavo col mio fratellone, il reale proprietario del Nintendo Intrattenimento Sistema, ho trascorso venti minuti piacevolmente in compagnia dei miei primi videogiochi di sempre (un pensiero và al compianto Game & Watch deceduto a un certo punto e finito nel trash, quanta ingenuità da adulto però). Questo mi ha fatto riflettere.
Affetto e nostalgia a parte, Super Mario Bros, Duck Hunt, Ducktales e TMNT II: The Arcade Game mi hanno offerto in meno di mezz'ora più intrattenimento che un Assassins' Creed, un Team Fortress 2 o un Dark Souls (giochi che sto giocando in questo periodo) potrebbero mai darmi nello stesso arco di tempo.
Ma com'è possibile che con i grandi gioconi di adesso, dove puoi scegliere il numero di peli pubici del personaggio e fare le robe incredibili tranne la benzina (la gag! Ho nominato giochi che tra l'altro non mi dispiacerebbe provare) dei vecchi giochi di fine anni '80 mi fanno divertire di più?
Intanto, quei giochi durano poche ore ed è giusto che non inizino ad intrattenere dopo un'ora di cutscenes, tutorial e frazzi vari (vero Kingdom Hearts?). Sì, censuro le parolacce perché sto citando cose Nintendose che loro ci tengono anche se non mi pagano.
Poi consideriamo che dopo mesi persi a perdermi sui tetti di Venezia, ammazzare i soliti quattro maledetti mob per farmare anime per procedere un pezzettino verso un nuovo boss e ad aspettare il drop di un cappello, poter scegliere la difficoltà ed iniziare a giocare immediatamente senza tutorial infiniti o altre menate legate ad internet e ai server non può che rilassare un videogiocatore già stressato nella sua vita.
Non sto criticando i giochi di adesso perché sono più elaborati, in 3D, più belli da vedere, durano di più, allegria piu', Bulgaria piu', sciatalgia piu' piu' piu', sto solo dicendo che in alcuni casi si perde di vista lo scopo principale di un mezzo di intrattenimento: intrattenere.
Non che i giochi moderni siano noiosi o brutti, James Rolfe ha fatto successo parlando dei giochi brutti di una volta, ma puntare sulla longevità allungando il brodo o rallentando eccessivamente le meccaniche di gioco a volte può rendere la sessione meno appagante e qualche volta pure frustrante, fatto che spesso fa diventare un peso finire il gioco e un sollievo andare a rivenderlo al Gamestop alla solita cifra di due dita negli occhi e ci stanno rimettendo.
-Ma se vuoi giocare per dieci minuti giochi ad Angry Birds o Candy Crush, non a un videogioco serio. Cit. Quello che si definisce "hardcore gamer"
Certo che se vai a spendere 500 euro di tablet per lanciare quattro uccelli e allineare caramelle devi essere moderatamente stronzo.
Ma tornando all'argomento centrale, i giochi di adesso sono migliori sotto molti aspetti rispetto a quelli di 20 anni fa ma è anche vero che sotto certi aspetti si è perso. Basta pensare a quei giochi che seppur validi fanno annoiare a morte il giocatore con ore di cutscenes inutili e dialoghi infiniti. Sì, sto continuando a indicare Kingdom Hearts, non solo per la lentezza del capitolo 2,0 ma anche per tutti quegli stupidi spin-off di cui ti frega poco ma che devi giocare per forza altrimenti non sai cosa succede nei capitoli principali (tipo perché i cespugli sono fallici facendo finta che non sia stato un momento di ilarità dei programmatori ma sia il frutto di un qualche intrallazzo tra Ansem e Viridi di Kid Icarus).
E per quanto mi piacerebbe parlare male del sistema dei DLC non è questo la più grave pecca dell'intrattenimento videoludico di adesso.
Il problema è che non puoi più giocare in compagnia senza dissacrare la casa e mangiarti il fegato.
Poter giocare con mio fratello a qualcosa è stato ciò che ha avvicinato la me di molti meno anni di adesso ai videogiochi. Poter giocare e al contempo condividere e divertirsi.
Ora non si può più.
-È meglio ora, c'è il multiplayer. Cit. Un pirla non meglio identificato
Bene, abbiamo il multiplayer online reso possibile solo da un'accurata gestione di un sistema di server, sistema talmente complicato da gestire che ci vogliono settimane o mesi per poter giocare al gioco comprato al day one, e che cosa otteniamo?
Un gioco che se avrà successo verrà espanso con dei DLC che se non compri puoi anche buttare il gioco che nessuno gioca più alle mappe vecchie. Ci guadagniamo le ore perse a mutare i bimbiminchia che insultano l'albero genealogico tuo e del tuo cane, gatto o gremlin.
E ci guadagni un sacco di madonne se rimani senza internet e scopri che per qualche oscuro motivo devi essere collegato anche mentre giochi la mediocre campagna in singolo.
Ma il multiplayer locale faceva tanto schifo? Avere tuo fratello, tuo cugino, un amico di fianco, che metti che sei andato a casa sua a provare il suo nuovo gioco ti ha pure offerto la merenda, o nel caso di nonna compresa nel prezzo un piccolo cenone di Natale, era una tortura?
È per questo che riprendendo in mano il vecchio Nintendo ho avuto il mio momento di #lacrimenapulitante (sì, uso i cancelletti del Twitter degli altri perché non ho voglia di scrivere di tutto il processo di catarsi), perché mi sono ricordata dei bei venerdì sera passati in compagnia del mio fratellone e soprattutto perché mi hanno ricordato che un tempo i videogiochi erano realmente fatti per essere condivisi.
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